CONGIUNTURA ECONOMICA ABRUZZESE N. 3/2015

LA MANIFATTURA ACCELERA NEL TERZO TRIMESTRE 2015

SEGNALI INCORAGGIANTI ANCHE DA ALTRI SETTORI, MA LA STRADA È LUNGA

Nei primi tre trimestri del 2015 l’attività economica in Abruzzo ha mostrato un ulteriore generale recupero. Con riferimento a questo periodo, i risultati delle rilevazioni della Banca d’Italia sulle imprese manifatturiere abruzzesi con almeno 20 addetti sono positivi: quasi il 60% degli imprenditori intervistati ha dichiarato un fatturato in crescita rispetto al 2014. La ripresa delle vendite dalle imprese esportatrici si è estesa anche a quelle che operano per lo più sul mercato interno.

La propensione delle imprese a investire ha mostrato segnali di miglioramento. Le nostre elaborazioni del terzo trimestre 2015 condotte su un campione di oltre 400 imprese manifatturiere indicano una decisa accelerazione della produzione industriale, sospinta dalla robusta espansione dei mezzi di trasporto e dell’industria elettromeccanica. Seppure più tenui, anche nei settori del made in Italy sono presenti segnali di miglioramento, sotto l’impulso di un risveglio graduale della domanda proveniente dal mercato interno.

Questa fase di ripresa è incardinata sul dinamismo delle imprese di dimensioni più rilevanti e tuttavia, pur se in maniera meno marcata, i livelli produttivi sono aumentati anche tra le imprese industriali di piccole dimensioni, a differenza di quanto era stato rilevato l’anno scorso.

In generale, quindi, il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del manifatturiero è incoraggiante e si auspica possa presto riflettersi anche sui livelli occupazionali, che invece continuano a contrarsi. Questo generale miglioramento viene confermato anche dalle stime più recenti di Prometeia sul PIL abruzzese nel 2015, che si confermano pari allo 0,3% (0,8% nel 2016). A questo andrebbero affiancati anche altri tipi di segnali, per esempio l’evoluzione della demografia d’impresa: dalle anagrafi camerali abruzzesi emerge un miglioramento del saldo tra imprese iscritte e cessate, grazie soprattutto al calo delle cessazioni, e questo è avvenuto principalmente nella provincia di Pescara che, nel terzo trimestre del 2015, è stata la quinta provincia italiana a far registrare i tassi di crescita imprenditoriale più elevati.

Seppure con cautela e grande attenzione ai processi in corso, sembrerebbe quindi davvero iniziato un processo di recupero dell’economia regionale, lento, fortemente disomogeneo sia
settorialmente che territorialmente, ma reale. In effetti, non può non essere sottolineata la ancora preminente polarizzazione della dinamica evolutiva sui veicoli di trasporto e, di conseguenza, sulla provincia di Chieti che la esprime univocamente. Esiste, fra gli altri, un ulteriore aspetto da considerare: la dinamica degli investimenti ha risentito in modo particolare degli effetti della crisi e la scommessa su una ripresa più robusta si basa proprio sull’auspicio che si inneschi effettivamente un processo di accumulazione di capitale. Se, infatti, da un lato, deprezzamento dell’euro e delle materie prime e il quantitative easing della BCE hanno contribuito al perseguimento dei risultati che anche in Abruzzo è possibile osservare, dobbiamo però tener presente che vi sono ancora diversi elementi che possono mettere in pericolo una crescita più robusta dell’economia abruzzese.

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